Cosa vuol dire essere una modella Curvy?
- 24 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 29 apr

Buondì miei cari ‘mores’.
Mi hanno chiesto spesso com’è stata la mia esperienza da modella curvy, e la verità è che non è molto diversa da quella di qualsiasi altra modella. Cambiano le misure, non il lavoro. Eppure c’è sempre questo bisogno di specificarlo - curvy, plus-size - come se qualche taglia in più potesse togliere qualcosa alla professionalità. Non lo fa.
Ho lavorato come modella per quasi dieci anni. Ho conosciuto la mia agente, Mirella, nel 2009: ero una ragazzina e facevo la ballerina, o almeno ci provavo. Durante un provino a Milano, una casting director mi disse senza troppi giri che ero troppo alta per fare la ballerina e troppo “in carne” per fare la modella. 1.74, taglia 44 scarsa. Così con una certa dose di fortuna, conobbi Mirella Rosato. Inizii a lavorare con lei l’anno ce, quando mi sono trasferii a Milano, e negli anni l’ho seguita fino a quando ha aperto la sua agenzia, BeautyFull Models.
Fare la modella significa essere sempre pronta: casting, lavori, spostamenti, e soprattutto presenza. Devi arrivare impeccabile - depilata, con i capelli puliti e in ordine, truccata in modo leggero ai casting e completamente naturale per i lavori. Le unghie devono essere curate ma naturali, niente ricostruzioni o colori troppo evidenti. Non puoi cambiare look liberamente: tagli, colori, tatuaggi o piercing vanno sempre concordati con l’agenzia.
Il corpo va mantenuto, anche se sei curvy. Essere curvy non significa mangiare senza criterio: hai più margine rispetto alle modelle regular, ma devi comunque essere tonica e proporzionata. Le misure contano e anche pochi centimetri fanno la differenza. Cambiare troppo spesso fisicità significa lavorare meno, perché i clienti cercano coerenza con l’immagine che hanno di te.
I lavori sono diversi, ma sempre nello stesso circuito: servizi fotografici (editoriali, campagne, lookbook, cataloghi), showroom, fitting, qualche sfilata, televisione e pubblicità. Moda e spettacolo, sempre lì.
A dicembre 2019 ho smesso. Ho sempre fatto questo lavoro part-time, tra studio e altri impegni, e a un certo punto ho dovuto decidere. Se non hai un’ottima organizzazione e una reale disponibilità, è difficile far convivere questo lavoro con un’altra carriera. Dire di no a un cliente non è mai solo dire di no a un lavoro: significa anche perdere occasioni future, non per rancore, ma perché in un ambiente competitivo si tende a richiamare chi è affidabile e disponibile.
Se volete capire se può essere una strada per voi, la prima cosa è vedere se rientrate nei parametri: indicativamente almeno 1.74 di altezza e meno di 25 anni se non avete esperienza. Servono foto semplici - maglietta, jeans, tacchi, trucco leggero - niente selfie, niente specchio, niente modifiche. Anche foto in intimo o bikini, sempre pulite ed essenziali. Sono le cosiddette polaroid, quelle che le agenzie usano per presentarvi ai clienti.
Un consiglio importante: informatevi sempre sulle agenzie, soprattutto se vi viene proposta un’esclusiva. Le agenzie serie la richiedono spesso, ma proprio per questo va firmata con consapevolezza. Un’agenzia di moda non vende corsi: si impara lavorando, osservando, facendo esperienza sul set. Io sono stata fortunata, all’inizio ho avuto Aija, una veterana
Il book si costruisce nel tempo, con i lavori. All’inizio non dovrebbe costare più di 300-350€, e per quella cifra deve esserci qualità:
fotografo di moda, truccatrice, più cambi e post-produzione inclusa.
Se i costi salgono troppo, è giusto farsi qualche domanda.
E poi c’è la parte meno raccontata. Non è sempre un lavoro eccitante: spesso significa svegliarsi molto presto, viaggiare e rientrare senza aver visto nulla del posto. I guadagni, soprattutto all’inizio, non sono sempre alti e i pagamenti arrivano spesso a distanza di settimane o mesi. Molti lavori sono ripetitivi, come i lookbook, dove si scattano decine e decine di outfit nello stesso modo.
Non tutte diventano top model, anzi, pochissime. Esistono diversi livelli: le top, le modelle affermate, e la grande maggioranza che lavora regolarmente senza vivere nel lusso. E poi ci sono anche quelle che non riescono a trovare spazio. Non è un discorso piacevole, ma è realistico.
Se decidete di provarci - soprattutto da freelance - fate molta attenzione. Ai contatti, alle situazioni, alle persone con cui collaborate. La vostra sicurezza viene prima di tutto.
Per ora è tutto. Se siete giovani e curiose, potete provarci, ma fatelo con consapevolezza.
XOXO
Cat.
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